La verita’ sui sistemi di Video Radiografia Digitale che nessuno ti dirà mai

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Ti avviso che in questo post sarò volutamente breve e schematico e arriverò al punto sin da subito, senza giri di parole e – come sempre – con la massima schiettezza.

Si parla di Video Radiografia Digitale e ti dirò esattamente come la penso su di essa, con numeri alla mano e aggiungendo quel minimo di esperienza che mi permette di poter dire la mia.

Non so se ti è mai capitato di avere a che fare con un sistema di videoradiografia dentale digitale, da un tuo collega durante una collaborazione, oppure proprio perché ne possiede uno.
Quali sono le differenze che hai notato tra quelli che hai avuto modo di provare?

video radiografiaSicuramente i fattori che privilegerai al di sopra di ogni cosa sono principalmente tre:

  • La qualità radiologica delle immagini

  • La praticità d’uso

  • L’affidabilità (o durata nel tempo)

 

Ma capiamo meglio come posso metterti nelle condizioni di poter scegliere da solo il prodotto che fa più al tuo caso, senza incorrere in errore madornali.

La qualità radiologica:

Nel tuo caso è essenziale che nel tuo schermo appaiono delle immagini nitide e con una quantità di grigi sufficiente a rendere la tua diagnosi quanto più precisa possibile.
L’obiettivo di una radiografia è proprio quello di fare una diagnosi appropriata.

Come dicevamo, il primo ostacolo che deve affrontare un buon sistema di video radiografia Per essere scelto da un clinico come te, è proprio quello di produrre delle immagini degno di questo nome.
Per chi è abituato alle pellicole tradizionali, lo scoglio, lo ammetto, non è facile da superare.
Esistono una miriade di prodotti di video radiografia digitale, ma molti in termini prettamente tecnici si avvicinano di rado alla qualità e alla risoluzione dei cari vecchi film della Kodak.

Come districarsi in questo marasma?
Beh, molto spesso avendo chiari alcuni principi e nozioni di base possiamo fare un’ottima scrematura dei sistemi più adatti alle esigenze nostre e di chi come noi pretende una qualità radiologica eccellente.
Ma andiamo nello specifico: le radiografie sono delle immagini in negativo che presentano un’unica colorazione con diverse gradazione, quella grigia.

[Funziona pressochè come per le tv a colori, dove anziché misurare i pixel misuriamo le “coppie di linee”].

Come saprai il grigio è composto dal bianco e dal nero quindi dobbiamo ipotizzare che in ogni singolo millimetro ci siano una serie di linee bianche e nere. In base alla quantità di linee bianche e nere presenti in 1 mm definiamo la risoluzione.

Più coppie dei linee ci saranno in 1 mm, più la risoluzione sarà alta.
Immagino ti stia chiedendo, ” quale parametro mi indica una buona risoluzione da una cattiva risoluzione”?

Te lo dico subito, così fughiamo ogni dubbio.
La radiografia eseguita con il film e liquidi di sviluppo ha una risoluzione di 20 coppie di linee in 1 mm. Quindi avendo questo parametro standard possiamo andare a valutare tutto il resto delle strumentazioni in base a questo dato di riferimento.

Se devi scegliere un nuovo sistema di video radiografia dentale ti consiglio di guardare il depliant del prodotto e verificare tu stesso con i tuoi occhi il numero di coppie di linee che hanno le immagini sviluppate con questo strumento. Se questo numero è pari o superiore a 20, lo strumento in questione produrrà per te delle immagini uguali o superiori a quelle delle pellicole. Al contrario se questo numero sarà inferiore produrrai delle immagini di qualità più bassa.

Non farti ingannare dalla sottilissima differenza in termini di coppie di linee perché questo numero nasce da un prodotto esponenziale.
“Significa che tra 14 coppie dei linee e 20 coppie di linea c’è un abisso in termini di numero di grigi. Per intenderci parliamo di 500.000 contro 1 milione e mezzo”, ovvero tre volte tanto. Guarda che queste informazioni non le trovi da nessuna parte, quindi fanne tesoro che un giorno o l’altro ti potranno servire per scansare qualche bufala che vengono a proporti in studio 😀

 

La praticità d’uso

Un altro fattore che sicuramente a te non sarà sfuggito e’ quello della praticità.
Per praticità intendo la facilità con cui posizioni lo strumento o la pellicola in bocca al paziente senza che lui avverta un particolare disturbo.
Girando per gli studi infatti, una delle primissime esigenze dei tuoi colleghi è quella di evitare il più possibile di provocare conati di vomito ai pazienti più sensibili. Immagino sia così anche per te.

Soprattutto nei soggetti anziani e nei bambini ciò risulta determinante.

Se hai tanti pazienti come quelli appena descritti, beh, forse meglio stare attenti a maggior ragione, perché ci sono strumenti che proprio non fanno al caso tuo.

Mi riferisco ai Sensori RVG. Come saprai sono delle piastrine fotosensibile (è praticamente un sensore Cmos coperto più delle volte da plastica) attaccate al pc tramite un cavo usb.

Questi strumenti iniziano ad essere in disuso perché presentano diversi inconvenienti. Ti li schematizzo qui sotto:

DIFETTI RVG

  • – SPESSORE –  lo spessore del sensore varia da 3,5mm a 5mm. Dà fastidio al paziente e non permette di eseguire esami su 32 denti (4°, 7° e 8° sono difficili da raggiungere)

  • – RIGIDITA’ –  Non sono flessibili, di conseguenza non possono essere piegati. Eseguire determinati esami diventa complesso causando dolore al paziente.

  • – IL CAVO –  Il cavo che fuoriesce dalla bocca del paziente risulta fastidioso e poco pratico per la disinfezione. Il paziente ha il curioso effetto di avere un “topo in bocca la cui coda fuoriesce”.

  • – Difficoltà nell’utilizzo del centratore

  • Sensibilità agli urti. Si, si rompe.

 

VANTAGGI RVG

  • L’immagine scattata viene trasferita immediatamente al pc tramite il cavo. Quindi la disponibilità è immediata.

  • Qualità dell’immagine – minore/uguale a quella della pellicola (17/20 coppie di linee/mm) ma varia da strumento a strumento.

  • Tempi di esposizione molto bassi (da 0,10s a 0,20s)

  • E’ portatile. Utile per chi si sposta per fare consulenze

Se da un lato i sensori sono molto pratici perché ottieni l’immagine all’istante, dall’altro (lato paziente) il sensore è quanto di più scomodo e antipatico possa esistere.

Ma d’altronde è il prezzo che si paga nel digitalizzare alcuni processi.

Sai però, se mi segui da qualche tempo, che il mondo della Video Radiografia digitale non si ferma di certo qui.

Esistono gli scanner ai fosfori che vanno per la maggiore. Anche all’IDS di Colonia 2015 – mi hanno confermato – che questi sistemi hanno ormai soppiantato in tutto e per tutto i sensori.

Ma andiamo a scoprire perché. Innanzitutto ti faccio presente che il sistema ai fosfori è uno scanner digitale che funge praticamente da camera oscura: invece di sviluppare le pellicole nell’acido, svilupperai delle lastrine particolari e molto sottili – in uno scanner digitale. Il tempo di scansione è intorno ai 10s.

Ma andiamo a vedere anche qui quali sono i pregi e i difetti

VANTAGGI FOSFORI

 

  • Pellicole molto sottili e ben tollerate dai pazienti (esame eseguibile su 32 denti)
  • Lastrine disponibile in tutti i formati (come quelle tradizionali)
  • Lastrine riutilizzabili e riacquistabili
  • Qualità dell’immagine – forbice enorme tra il leader di mercato e tutto il resto. La qualità varia tra 14coppie di linee e 22 coppie di linee, dipende dallo strumento.
  • Poco sensibile agli urti e ai guasti in genere.
  • Esposizione : 0,18s/0,30s . E’ il 50% in meno rispetto alle pellicole tradizionali, ma qualcosina in più rispetto al sensore.

 

SVANTAGGI FOSFORI

 

  • Necessita di 2 passaggi per lo sviluppo. Scatto e poi sviluppo inserendo la pellicola nello scanner. Tempi di attesa, circa 10 secondi.

Quanto riguarda l’ultimo dei fattori descritti,

l’Affidabilità,

non esiste una regola. Conosco dentisti che utilizzano il sensore da 10 anni e inizia adesso un po a dare i numeri, invece ad altri il sensore è durato 2/3 anni e poi si è rotto. I motivi possono essere molteplici; e’ caduto per terra, il filo inizia a fare falso contatto, si guasta elettronicamente ecc ecc.

Quanto riguarda i sistemi ai fosfori è un altro mondo. Sono come delle stampanti, quindi non vengono spostati da una sala all’altra o da uno studio all’altro e quindi non sono soggetti a guasti particolari.
Un sistema ai fosfori dura di rado meno di 6 anni.

Bene, adesso hai gli anticorpi giusti per combattere tutte le cialtronate che ogni giorno ti propongono…

L’ultima che ho visto è un’offerta relativa ad un sistema ai fosfori (marca X con 14 coppie di linee) ad un prezzo concorrenziale e… in omaggio davano una telecamera!

Rimani focalizzato su quella che è la tua esigenza. Se hai necessità di uno strumento performante, compra unno strumento di alta qualità, lasciando perdere offerte sensazionali e “big deal”.

Un’altra cosa assurda che ho sentito girando per gli studi è quella che una risoluzione così alta (22 coppie di linee) non è apprezzata dall’occhio umano.

Capisco che ognuno di noi deve portare la pagnotta a casa ma è come se dicessi che guardare un film su uno schermo a colori degli anni ’80 è uguale a come se lo guardassi su un full HD, tanto l’occhio umano non apprezza i pixel in più… capisci da solo che è un’idiozia di quelle grandi.

Spero che attraverso questo specchietto semplice semplice sia riuscito a farti prendere una decisione e… Benvenuto nel magico mondo del Digitale!

PS

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PPS.
Al solito.. per qualunque domanda o richiesta particolare, scrivi un commento qui sotto e ti risponderò al più presto.

 

 

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3 pensieri su “La verita’ sui sistemi di Video Radiografia Digitale che nessuno ti dirà mai

  1. Per prima cosa complimenti per la rapida e completa descrizione dei due sistemi. Personalmente però consiglierei l’acquisto del sistema meno costoso che mi possa garantire una diagnosi accettabile, per quel che mi può essere di aiuto una diagnosi effettuata con un’endorale. Il discorso delle coppie di linee è in realtà pura accademia dato che è ampiamente dimostrato che la tecnologia delle radiografie endorali, anche nelle versioni più precise, non garantisce diagnosi precise. Quando si parla che il 35% delle lesioni periapicali non vengono riconosciute con radiografie endorali (75% con le OPT), evidentemente stiamo parlando di una tecnologia che ha dei grossi limiti. In definitiva al giorno d’oggi conviene l’acquisto di una CBCT i cui costi sono ormai abbordabili e facilmente ammortizzabili ed il cui peso in Seavert per il paziente è a livelli in certi casi paragonabile ad un’endorale (dipende naturalmente dalla macchina e dall’uso che se ne fa) e di un’endorale che velocemente ci dia un’immagine accettabile rassegnandoci al fatto che in ogni caso la diagnosi sarà meglio non farla più con un’endorale o (peggio ancora) con un insieme di endorali (status). Questo è quanto ci insegna la letteratura e l’esperienza quotidiana. Poi, per carità, siamo in democrazia ed ognuno è libero di pensare e di comportarsi come meglio crede. Grazie per l’ospitalità e buon lavoro a tutti, Roberto Ghiretti

    • Grazie mille Roberto per il tuo prezioso commento. In verità non sono in possesso dei dati a cui ti riferisci ma mi documenterò volentieri.

      In merito alla cbct, sono perfettamente d’accordo, anche se con le radiazioni (con le ultime performance in termine di abbattimento delle radiazioni) siamo ancora vicini ad una panoramica che ad un endorale.

      Per esempio una 5×8 a 400micron di risoluzione potrebbe incidere per circa 10microsievert (una pano std è circa 15ms, una endo 4ms) . Tale risoluzione non è peró adatta agli esami endodontici, per quelle occorre una definizione parecchio alta.
      Per questa ragione alcune aziende hanno introdotto dei sistemi appositi per l’endodobzia con risoluzioni che arrivano a 75micron (vedi modulo endo Planmeca e similare Carestream)

  2. Buonasera, stavo cercando informazioni , per sapere quale fosse la dimensione dei “pixel” sul sensore del Vistascan . . .perchè tralasciando l’unita di misura lp-mm la lastra analogica detiene ancora il primato per quanto riguarda il punto (pixel) più piccolo . . . il Bromuro d’argento utilizzato nella pellicola radiografica ha un diametro di 2 micron e a tutt’oggi non credo esistano “pixel” su sensori di tali dimensioni.
    Ne consegue ( ed è fisica ) una perdita di risoluzione spaziale non indifferente , che questa perdita sia più o meno rilevante ai fini diagnostici credo sia un bel quesito . . .
    Parla uno che è appena passato ai fosfori e si trova benissimo . . . ma non smetto mai di studiare.
    Claudio

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