CONE BEAM: guida definitiva all’acquisto

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Sfateremo miti e leggende sulla valutazione di una tac per uso odontoiatrico

Avere a disposizione uno strumento volumetrico per l’odontoiatra moderno ed esigente sta diventando sempre più importante. I motivi per eseguire una tac su un elemento o su un’intera arcata si moltiplicano ogni giorno, per ragioni prettamente diagnostiche e perché no, anche per ragioni medico legali, per mettersi al riparo da eventuali valutazioni approssimative che possono innalzare il livello di rischio di un intervento.

Impianto con cbct planmecaCiò che si fa di solito è prescrivere un esame volumetrico al proprio paziente, il quale dopo una settimana, pagando somme di denaro al radiologo o ad un nostro collega, ritorna puntualmente in studio con una scansione eseguita in modo approssimativo o del tutto sbagliata. Risultato? Il paziente sborsa una somma a due zeri per ottenere delle immagini che poco si avvicinano a ciò che gli abbiamo richiesto.

Non posso fare a meno di citare un cliente odontoiatra qualche anno fa mi ha mostrato una panoramica in cui il paziente presentava 4 ottavi inclusi, ma non appariva chiaro se le corone fossero rivolte verso la parte linguale o vestibolare. La panoramica, naturalmente, è un’immagine bidimensionale, quindi non è impossibile incappare in una proiezione in cui i nostri punti di riferimento risultano ambigui. La soluzione a questo problema gliela diede la tac che aveva comprato poco tempo prima. Un caso del genere, come molti altri giustifica la spesa – importante – per l’acquisto di uno strumento di questo tipo.

Fortunatamente con l’affermazione della tecnologia cone beam, anche i prezzi sono scesi e per comprare uno strumento con caratteristiche decenti non occorre svenarsi troppo.

Il dibattito sul Fov e…..

Uno strumento 3D esegue una scansione equivalente ad un cilindro (da qui il nome cone beam, fascio conico), più è grande il volume (Fov), più grande risulta l’area che riesco a vedere con una sola esposizione. Ma il Field of View non è l’unico dato da valutare, le dimensioni del cilindro devono essere proporzionate all’attività che l’odontoiatra intende svolgere con quell’apparecchio. Diciamo che per evitare degli errori e ripetere una scansione, un volume non dovrebbe essere troppo piccolo. I volumi che vanno per la maggiore in odontoiatria sono 50×80 o 80×80. A tal proposito vi consiglierei di scegliere uno strumento che abbia la possibilità di eseguire un’immagine “scout” ovvero una scansione di prova che, con una esposizione estremamente ridotta, mi permetterà di stabilire il corretto posizionamento del paziente e mi eviterà di ripetere l’esame in caso di errore.

 …sulle emissioni

dose radiozioni cbctL’altro luogo comune per la scelta di una tac è la bassa emissione di radiazioni. Per carità, l’emissione ridotta di radiazioni aiuta la scelta e fa bene ai nostri pazienti, ma c’è da sottolineare il fatto che una tac è una tac ed emetterà sempre una dose di raggi proporzionata alla qualità delle immagini che ne conseguiranno. L’equazione +raggi=buona immagine è vera, anche se con le dovute riserve poiché la tecnologia sta lavorando molto per ridurre il rapporto di questa equazione.

Tra l’altro gli studi che girano sia tra i venditori che sul web, sono tutti studi commissionati dalle case produttrici e/o da emeriti professori endorser di quest’ultime. Spesso per tirare acqua al proprio mulino si comparano strumenti diversi, con volumi diversi e le comparazioni vedono strumenti con volumi grandi accostati a strumenti con volumi più piccoli (ovvio che lo strumento più piccolo emetterà meno raggi) oppure vengono comparati strumenti similari ma a risoluzioni diverse, in modo da far apparire lo strumento “preferito” più “etico” rispetto al concorrente. Il giusto equilibrio è decisamente quello che si riferisce al principio che gli americani hanno tradotto come ALARA (livello più basso ragionevolmente raggiungibile) in altre parole, il medico deve saper fare il suo mestiere e decidere ragionevolmente a quello che sta cercando in un esame, qual è la quantità di raggi da emettere per avere una immagine diagnosticamente utile.

La maggior parte degli strumenti, infatti, risultano avere diverse modalità di esposizione: un’alta risoluzione, di solito intorno ai 100micron; e una bassa esposizione, a 300 o 400micron. Entrambe sono importanti poiché servono per finalità diverse. L’altro dato da valutare è il progetto che sta dietro ad una linea di strumenti, non è il massimo acquistare un prodotto per poi rendersi conto che sei mesi dopo la stessa casa produttrice ha messo sul mercato una macchina più evoluta, rendendo obsoleto il nostro investimento.

Le dimensioni contano

Mi rendo conto che non tutti hanno a disposizione una stanza da dedicare all’ortopantomografo e spesso sia per motivi di spazio, sia per motivi relativi alla radioprotezione entriamo in crisi, finendo per mettere da parte la nostra pazza idea di dotarci di un sistema cone beam. Ciò scaturisce dal fatto che sul mercato esistono una grande varietà di prodotti con dimensioni e forme delle più disparate. La tendenza di qualche anno fa era quella dell‘opt-astronave, un apparecchio tecnologicamente talmente avanzato che aveva la forma di un sistema futuristico di teletrasporto o di viaggi nel tempo. Beh, quest’epoca è finita, benchè queste aziende continuino a vendere i loro prodotti, oggi servono caratteristiche snelle ed essenziali perché questa tecnologia sia alla portata di tutti. Le dimensioni non devono superare di molto quelle di un normale panoramico, non c’è alcun motivo per cui avvenga il contrario.

Altro dato da sfatare è la scelta tra l’ormai celebre movimento elettromagnetico (a induzione) o quello meccanico (a cinghia). Non c’è poi tantissima differenza, se un braccio è progettato con per compiere dei movimenti precisi non importa la natura del suo movimento, come negli orologi quello che conta è il risultato.

La gestione dell’immagine in 3D

impronta digitale con cbctIl software che pilota uno strumento ovviamente dovrà essere semplice ed intuitivo, ciò non significa che debba avere soltanto quattro funzioni in croce, questi strumenti risultano essere molto performanti se l’operatore conosce ciò che sta facendo. In alcuni casi esistono dei moduli a aggiuntivi che permettono di sviluppare delle funzioni specifiche, come la gestione implantare (non solo guidata) quella endodontica, ortodontica e per le macchine più a passo con i tempi, persino dell’impronta. Questi strumenti hanno dei beccucci sui quali vengono posizionate le impronte o i gessi e permettono di scansionarli in maniera pratica e comoda. Questa risulta essere la nuova tendenza del mercato, attraverso la quale l’odontoiatra potrà piano piano abbandonare la pratica di archiviare i gessi in una gipsoteca fisica, per adottare una più “leggera” gipsoteca virtuale composta da file in formato “stl”. L’impronta virtuale potrà essere “matchata” con l’esame volumetrico e sarà in grado di evidenziare sia i tessuti duri della tac che quelli molli dell’impronta.

I vantaggi sono facilmente intuibili, in più si possono creare molteplici backup per evitare di perdere le informazioni di anni, per non parlare del grado di soddisfazione che faremo raggiungere al nostro odontotecnico di fiducia, automatizzando un processo determinante per la riuscita di un lavoro.

Quanto riguarda la gestione implantare, accertatevi che il modulo non sia complicato e che nelle librerie degli impianti virtuali vi sia pure la marca di impianti che utilizzate voi, per avere una gestione precisa della pratica chirurgica, d’altronde l’uso in chirurgia è uno dei motivi principali per cui si acquista una cbct.

La panoramica

Mi rendo conto che quando prendiamo in carico la possibilità di acquistare una Cbct, ciò che valutiamo più attentamente sono le immagini tridimensionali che ne vengono fuori. Valutiamo il fov, i moduli per gli impianti e come lo strumento esegue lo stiching (l’unione dei volumi per ricavare un’immagine più grande), ma ci dimentichiamo della funzione fondamentale per un ortopantomografo, ovvero la panoramica.

seniQuando valutiamo una tac dobbiamo avere ancor prima dell’immagine tridimesionale un idea di come lo strumento esegua una panoramica, perché – non dimentichiamolo- è l’esame che eseguiremo più di frequente all’interno del nostro studio e proprio per questa ragione dev’essere impeccabile. Alcuni strumenti addirittura permettono con una sola scansione di sviluppare molteplici panoramiche con diverse messe a fuoco, in modo da poter scegliere quella più adatta alle esigenze del momento.

Non prendete in considerazione l’idea di avere il paziente di spalle e condurre l’esame attraverso uno specchio, si tratta di strumenti con tecnologie vecchie e riadattate, le macchine moderne eseguono le scansioni con un posizionamento faccia a faccia.

Oltre alla panoramica semplice, nella maggior parte degli strumenti è possibile ottenere delle utilissime scansioni tridimensionali dei seni e delle buone scansioni sulle ATM. Uno strumento completo deve dare la possibilità di eseguire molteplici esami, eseguendoli tutti ad un buon livello qualitativo.

PS

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2 pensieri su “CONE BEAM: guida definitiva all’acquisto

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